Hanbun – Kuroi Otogibinashi ore 17:17

Ad Ary era stato detto che non sarebbe stato diverso senza il proprio cuore. Avrebbe potuto giocare  con i nuovi amici , correre, saltare e pure mangiare gelati. Se poi avrebbero avuto lo stesso gusto  nessuno lo sapeva però.

Questo entusiasmo  non la convinceva molto  perchè era sempre stata una tipetta piuttosto sveglia. May, ad esempio, che era fidanzata con il bimbo della classe con le farfalle disegnate sulle finestre, attaccava sempre un adesivo a forma di cuore sulle lettere per i  festeggiamenti dei giorniversari. Si era pure bullata quando per il  settimanaversario ne aveva attaccati ben due. Ary aveva pochi dubbi sul fatto che May e il  suo fidanzato ufficiale si sarebbero sposati ben presto nel cortile della scuola; del resto si parlava addirittura di mesiversario e poteva quindi considerarsi un rapporto consolidato. Altri quindici giorniversari ancora e avrebbe dovuto sorbirsi i dilemmi dell’amica che non sapeva cosa mettersi. Contando poi che bisognava ugualmente indossare il camice rosa sopra il vestito non si capiva il perchè di tanta preoccupazione.

Solo che Ary al mesiversario non avrebbe partecipato.

Anche sua mamma quando non litigava con papà lasciava messsaggi con accanto un cuore disegnato, sulla lavagnetta della cucina. Quando era arrabbiata scriveva solo ” un chilo di pane” e tanti punti esclamativi.

Ad Ary i punti esclamativi facevano antipatia perchè indicavano proprio che mamma fosse arrabbiata;  più ne metteva nel chilo di pane o nel chilo di mele e più il litigio con papà si sarebbe protratto. Ne ebbe conferma quella volta che sulla lavagnetta ce ne erano ben dodici. Per molto tempo non si parlarono.  Ary prima di addormentarsi pensava al dramma che avrebbe dovuto sopportare dividendo le sue bambole in due case diverse.

Poi sulla lavagnetta spuntavano cuori e “un chilo di fragole così stasera ti faccio la crostata” e si preannunciavano serate sotto il piumone tutti e tre insieme.

Il cuore quindi era fondamentale per la felicità e Ary lo sapeva.

Trovarsi seduta sulla sua lapide e per giunta senza cuore le faceva venire voglia di piangere un po’; solo che papà durante il  funerale aveva sussurrato alla mamma  ” non piangere perchè Ary ti vede e soffre di più” .

Ary   si era convinta allora  che non dovesse farlo anche lei per non far soffrire la mamma,   che aveva smesso di scrivere sulla lavagnetta. Non mangiava più. Non toccava il pane. Non faceva crostate di fragole e non gliene importava più nulla dei punti esclamativi.

Ary si fece forza quindi e sistemandosi un po’ la gonna  andò verso quello che sembrava un parco giochi. C’era poca differenza da quello in cui andava a giocare con May; l’amica  però piuttosto che fare l’altalena insieme  disegnava cuori per il bimbo della classe con le farfalle disegnate sulle finestre. Ary era comunque sempre sola.

Questo parco era molto più grande e se strizzavi un po’ gli occhi all’orizzonte si poteva pure vedere una montagna alta alta un po’ innevata; ma solo in cima. Sembrava proprio la montagna a triangolo che disegnava Lay, il bimbo del terzo banco innamorato di May. In effetti Lay e il fidanzato ufficiale  si erano pure presi un bel po’ a ceffoni durante la ricreazione. Il panino che mangiava il disegnatore delle montagne a triangolo era volato  come una farfalla delle finestre  così lontano da finire sulla testa di Uny, quell’antipatica bambina australiana che attaccava i chewing gum alla fragola sotto il banco.

In questo nuovo parco non c’erano giochi però e allora Ary si chiese se avesse sbagliato luogo. Eppure il signore morto di cirrosi epatica, che aveva incontrato la sera prima, le aveva proprio indicato quel posto come ritrovo dei bimbi.

“I bimbi morti della tua età si incontrano al parco la mattina. Vai avanti di qui, poi giri di lì e poi vai di là”. Le indicazioni erano chiare anche se il signore verdino in volto tossiva tra un lì e un qui.

Ary pensò a un dettaglio che forse aveva sottovalutato. Non gli aveva infatti detto, tra un “là” e “qui”, che lei era una bimba morta senza cuore.

Forse vi era un parco apposito per tutti i bimbi senza cuore? E se al momento era solo lei a non averlo?

Ary si scoraggiò moltissimo e in silenzio attese seduta sull’erba. Cominciò a disegnare punti esclamativi con un bastone di legno trovato lì per caso.

Era proprio arrabbiata come la mamma quando piazzava dodici punti esclamativi sulla lavagnetta, pensò.

E nessun cuore era in vista.

Comments

  1. ehi tu.❤

  2. Ti adoro,punto.

  3. ora li ho letti tutti.
    waaa.
    senza parole.

  4. spiessli says:

    ma perché? Perché me le perdo sempre per strada io queste chicche e (se) arrivo con l’ultimo trenino del latte?
    Non ce la farò mai

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