Uccisa da scarpe orrende

Sono dodici giorni che manco da casa. Mi chiedo se l’impicciona di fronte abbia dato almeno un tozzetto di pane a Hydra. Dubito fortemente che lo mangi se non inzuppato nel latte o con un po’ di formaggino. Come dubito fortemente che stia “seduta” al comando senza di me. Hydra però forse è morta. Non mi ricordo. Il gas è chiuso ne sono certa e l’allineamento dei pomelli l’ho fatto la sera precedente. Con attenzione. Ricordo perfettamente che la freccia era rivolta verso l’alto. La finestra del bagno è ben serrata e non dovrebbe entrare nessuno. Ma ha importanza, adesso?

In effetti non saprei. Mi darebbe comunque noia pensare che qualcuno rovisti nei miei cassetti. Troveranno i moleskine con le liste delle idee. Scardineranno porte sfondate dell’iperuranio enote a margine seppur i marciapiedi dei pensieri li abbia calpestati sempre troppo poco. Il pane alla Banana di Nigella andrà certamente a male e l’idea di quel frutto molle inconsistente e nero mi provoca un fastidio epidermico insopportabile. Come se mi strofinassero buccia di pesca lungo il corpo. Non ho neanche mostrato il tiramisù alla banana, dannazione. Facevo deibiscottini con delle gocce di cioccolato dalla consistenza sbriciolosa perfetta. Ci ero finalmente riuscita grazie a quella ricetta scovata nel forum americano. Fortuna che ho trovato le cup. Le equivalenze culinarie? ma scherziamo?!

Le sedie che riposano sotto il gazebo dovevano essere verniciate con un flatting resistenteperchè il sole è impietoso con il legno. Speriamo solo che se ne ricordino. I nani da giardino non gradiscono quello stato d’abbandono. Fortuna che nella carriola fucsia adibita ad aiuola ci sono le margheritine con il polline blu. Confondono loro le idee. Rimangono sempre attratti dal colore blu. Anche io un tempo. Quando avevo la stanza arancione e blu. Lo detesto fortemente adesso l’arancione. Ma il giallo di più.

Quante gonne ho rovinato tra quei pezzi di legno sfatti come alcuni ricordi. A dir la verità non ricordo esattamente le facce di tutti. Cioè mi sto sforzando. Ho tanto tempo del resto. La bimba bionda con le codine che si è avvicinata in prima elementare mentre piangevo sì. Una faccia rassicurante la sua. Lunga. Mooolto lunga. Con almeno tre o. Lentiggini forse ma non ci giurerei. A ben pensarci era un biondo strano perchè la radice era scura davvero. Solo in quinta elementare ebbe il coraggio di dirmi che sua mamma la frizionava con la camomilla schulz dopo lo shampoo. Il concetto di libertà credo di averlo capito in quel momento. “E non sei libera di scegliere se essere bionda o bruna?”

Credevo che io lo fossi. Libera. Ero castana chiara in una stramba via di mezzo. Mamma non mi metteva nulla per farmi sembrare quella che non ero. Ci ho pensato io però. A sedici anni desideravo fortemente essere nera corvino perchè Morticia mi aveva influenzatovisivamente;  a venticinque mi sono fatta le meches. Una scelta rivelatasi sbagliatissima. Essere bionda finta è una filosofia affascinante ma devi esserlo dentro. Bionda. Esternamente soltanto no. Manifesta una falsità latente. Non riesco. Le meches. E’ una tristissima via di mezzo proprio come il castano chiaro. A trenta anni sono naturali senza colorazioni e sotto il sole poco prima di questi dodici giorni appena trascorsi erano di base castana con qualche riflesso biondo e rossiccio. Un frullato di libertà e costrizioni in formato nuance. E tre capelli bianchi. Tre. Che continuavo a tagliare fingendo che il quarto fosse solo frutto della mia immaginazione. Quattro non mi piace generalmente ma non mi fa antipatia quanto il cinque. Questo è vero.

Sono dodici giorni che manco da casa. Mi chiedo se l’impiccione del fruttivendolo si sia reso conto che non compro come sempre: 3 ananas, 3 melanzane, 3 peperoni, 3 iceberg, 9 zucchine scure, 3 finocchi, 12 kiwi, 9 mandarini, 12 arance, 3 vaschette di fragole, 30 litchi e 30 maracuja. “Sono buoni i peperoni. Te ne do 5?” . “No”. Il giorno che ha detto “te ne do 6 o 9?” , sorridendo ho detto “9″. Perchè non compro nulla che non sia tre o multiplo di tre . Al massimo a decine ma devono contenere tre e multipli di tre. Sicuramente gli ordini li fa in base alla mia razione quotidiana di frutta e verdura. Influenzo il fatturato. E se non rientrasse più nelle sue statistiche di vendita per colpa mia? Gli spiegheranno che non è per mia volontà e soprattutto quando? Sono davvero dispiaciuta per il fruttivendolo.

Mamma avrà consumato tutti i liquidi in corpo mentre intorno si sarà stretto un cerchio di solidarietà e idiozia. Suppongo ci sia anche nonna che gira peperoncini in zuppe calabresi inventandosi che le farà bene inugurgitare ingenti porzioni di prodotti calabresi mentre zia con una mano poggiata sulla spalla la rassicura con convenevoli d’occasione “starà benissimo. Vedrai che è solo un momento. Tornerà”. Del resto è sempre stata un tipo molto perspicace. Papà avrà ammazzato random qualcuno giusto per scaricare un po’ di nervosismo perchè una situazione del genere l’affronta senza alcun dubbio in maniera del tutto razionale. Come me.

Lui sarà chino in un angolo del nulla in silenzio. E saprà esattamente cosa direi adesso. E difatti lo sto dicendo.

Sono dodici giorni che mi hanno ucciso eppure non soffro neanche così tanto. Sotto terra in fondo si sta bene. Peggio in una scatola di legno, a ben riflettere adesso. Avevo sempre pensato però ad un’organizzazione. Mi spiego meglio. La voglio rossa o rosa lucida. Un colore di carattere e che mi contraddistingua. Sì proprio la bara intendo. Il rovere sbiancato o un mogano classico lucido con striature rosse per carità. No. Un interno di pelle Frau, grazie. Non vi azzardate ad un commerciale Chateau D’ax. Bianco direi, anche se l’indecisione con il beige mi ha sempre tormentato. Tre borse dentro. Si sa già quali anche se l’ultima comprata, per le mie passioni passeggere, capita che spesso entri a far parte della triade entro la prima settimana dell’acquisto.Tre hanno sempre resistito e allora quelle. E poi è facile ricordarsi quali. Ho fotografato tutte le mie borse e sono nella cartella “bag” del fisso nero. I miei dodici computer dissipati nei vari angoli delle mie abitazioni dovranno essere riformattati nel rispetto della privacy.

Sai tutta la scaletta da seguire. Alzati da quell’angolo e datti da fare. Amore mio. Il blackberry e l’iphone? mettili dentro come stabilito, grazie. Non vorrei risvegliarmi e non poter avvertire in caso fosse solo una morte apparente. Può capitare, sai? Per il resto posso pure accontentarmi. Cerimonia in grande stile. Tutti rigorosamente vestiti in smoking. Nessuno osi indossare un colore che non sia bianco, nero o rosso. Concedo per i bambini, qualora ci fossero, un grigio perla per i maschietti e un rosa pallido ma non eccessivamente sbiadito per le femminucce. Gradirei però stessero a casa dai sei anni in giù. Escluso chiaramente Hendrix.

Le donne potrebbero omaggiarmi con un tailleur dal taglio lineare nero con qualche macchia di colore neutra. Senza improvvisare accessori volgari. E usando l’acciaio non venga loro in mente di mischiarlo al dorato. Gli indesiderati stiano pure a casa. Potranno tranquillamente far finta di piangere la perdita mentre mangiano tortellini e rispondono al telefono del lavoro. Potranno nella loro immensa volgarità condurre la propria finta esistenza senza rovinarmi il mio ultimo grande giorno. Ma è sulle acconciature che vorrei soffermarmi, più che sulle  nullità. Allora: le acconciature potranno variare a secondo del tempo che ci si vuole dedicare per quella che è alla fine una semplice morte. Prima o poi del resto saremo tutti protagonisti di questa cerimonia. Ci si può non sposare, fare la cresima, la comunione ma mai non essere protagonisti di un funerale.

E la cerimonia alla quale non posso esimermi di partecipare voglio sia organizzata da me. Il problema è che non c’è il mio corpo. Non si trova. E qualcuno ancora spera di poter trascorrere del tempo con me. Tecnicamente potrà ancora farlo. Sarò impossibilitata dal rispondere. Che è un bene, davvero. Parlare ad una lapide è concesso. Insomma assenza di corpo e cerimonia rimandata mi innervosiscono un po’. L’imprevisto non era previsto. E’ questa la logica? La scopro adesso e la trovo ancor meno interessante di come l’avessi immaginata.

Mi infastidisce maggiormente però, a dirla tutta, il fatto che mi abbia ucciso tagliandomi la golacon uno stupido coltellino dal manico poco pregiato. La mia morte violenta doveva essere degna di un delitto di altri tempi. Un omicidio sull’Orient Express o su un’isola con dieci piccoli indiani. Un Poirot impegnato non solo a degustare crepes; una Miss Marple con un cappellino inglese e dei fiori che prepara una Victoria Sponge mentre enuncia possibili ipotesi. La mia morte sconvolgentemente efferata doveva essere ricordata come un incastro di eventi precisi, studiati da un’abile mente malvagia. Mi aveva perseguitato per anni, studiato le mie mosse e deciso con calma documentandosi per trovare uno sconvolgente modus operandi particularis. Improvvisando frasi latine a caso. Cecilia avrebbe sospettato di un emulatore di Lecter, Cristiana avrebbe rassicurato Mattia e conigli al telefono con Alessandra mentre Hendrix giocava con il “piccolo mago” che. Che dannazione,  devo ancora spedirgli. Ecco. Un’altra cosa che mi fa arrabbiare è che non potrà giocare con il piccolo mago. Il gioco delle carte era importante. Speriamo che smetta di stare chino in un angolo del nulla in silenzio e spedisca il pacco. L’Amore mioSperiamo pure gli piaccia la stiacciata che faceva parte del tour pasquale regionale italiano che mi ero prefissa. Ci sono anche dei post preparati. Ho già fatto la pastiera e le uova segnaposto. Ho già fatto tanti primi e due ricette thailandesi. C’è pure quella coreana.

E invece un poco pregiato coltellino di dubbia provenienza mi ha segato le carotide e non ho fatto in tempo neanche a dirgli che le sue scarpe erano orrende. E che la suola in gomma è francamente imbarazzante. In tutte le stagioni. In questi dodici giorni di sicuro le mie foto di facebook saranno finite sui giornali e random passeranno con uno slideshow degno di un grafico alle prime armi. Vespa avrà un plastico a forma di coniglio e un nano da giardino esaminato in più parti da esperti come Meluzzi e Crepet. Parlando di Crepet un battutone sulle Crepes e sulle food blogger potrebbe pure uscirci. Cecilia sa già che dovrà prendersi cura del mio blog e mi chiedo se stia facendo solo risotti. Il lato positivo della cosa è che almeno qualche ricetta buona in quel covo di finta novelle cuisine finalmente ci sarà. E’ possibile da dove mi trovo collegarmi giusto un attimo? Vi prego la foto con le orecchie da coniglio no. Sulla lapide quella con il cerchietto di Piume, per favore.

Orde impazzite riversatesi sul blog si renderanno conto che dodici giorni sono passati e su instagram nessun mandarino a margherita con il litchi; e la presenza manca quanto una puntata di beautiful. Sempre la  stessa. Presentata in diversi modi. Confermando che è una fantasia ripetitiva, ipnotica e stanziale. Che manca. Ma che non manco io.

Non riesco a paragonare questo senso di benessere e liberazione nonostante credo proprio che oltre la carotide segata io abbia il cranio fracassato da un colpo di pietra. Un lapislazzulo sarebbe stato figo ma credo fosse un pezzo di insulsa pietra lavica. Meglio di uno smeraldo grezzo. E’ verde e nonostante il blu non sia più di mio gradimento da dieci anni a questa parte ho dimostrato di sapermi accontare. Ci si sarebbero potute fare due collanine con la pietra lavica; da vendere nel negozietto dei souvenir dell’Etna e invece. Chiara ed io eravamo lì sull’Etna a chiedere “ma a che altezza siamo?”

Una torinese che si ingozzava di miele siciliano in un carretto strambo tra polvere di lana e scenari lunari mentre una siciliana con il tubo si ingozzava di aria e amore in un carretto strambo tra polvere di ricordi e scenari di passato. Ho sempre voluto e voglio molto bene a Chiara. Lei che ha conosciuto la mia vera me sul  finale. In uno stato terminale di emozioni.

Ecco. Sono giusto seppellita proprio vicino ad uno dei Crateri Silvestri. Cortesemente se la finite di dire stupidate e far scherzi per l’uno Aprile  e mi venite a recuperare mi fareste cosa gradita. Di fronte al bar dove con Mauro, Carlo e Giusi abbiamo mangiato un gelato. Sarei lì. Il fatto che a Pomeriggio Cinque si segua la pista del lungomare la dice lunga sulle attuali indagini. Meluzzi continua a dire che sarò in qualche fast food a mangiare pollo fritto per contravvenire ad ogni regola.

Sono in alto. In un deserto sconfinato di polvere. Tra fuochi spenti che stanno per accendersi. Tra miele al mandarino, tedeschi che scattano con digitali le casette travolte dalla lava e. E santo cielo inquadrano malissimo. Datemi due giapponesi e tre lomo, grazie. E c’è una strana musica che mi farebbe ondulare la testa. Se solo potessi muoverla, lo farei.

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